Venti di guerra tra Grecia e Turchia, imbarazzo nella NATO

Venti di guerra tra Grecia e Turchia, imbarazzo nella NATO

La guerra “sussurrata” e la strategia di Erdogan

Spirano potenti venti di guerra sul Mediterraneo orientale. Ma questa volta il Medio Oriente non c’entra. E a rendere ancora più problematica la situazione si aggiunge il fatto che i protagonisti del conflitto sono due Paesi alleati all’interno della NATO. E ciò nonostante i media di tutto il mondo proseguano a parlare sottovoce di questa eventualità che definire spaventosa è più che appropriato.

La mia maestra alle elementari mi insegnò a decifrare gli eventi storici, come crisi e guerre, cercando le cause che scatenarono i conflitti, ma indagando anche sui motivi pregressi. Insomma: una suddivisione tra cause recenti e cause remote.

Questa ottica di lettura è valida anche in questo caso. Se le cause recenti sono da individuare nella pretesa di Erdogan di impossessarsi di giacimenti di gas immersi nell’Egeo attorno a Cipro, quelle remote sono ancora più gravi e importanti.

Il leader turco sta di fatto attuando una politica imperialista. Essa mira in modo palese alla rivendicazione di territori che furono dell’Impero Ottomano. Via via sono assurte alla luce della ribalta pretese su territori situati in Siria e in Libia, prima ancora di questo allungamento verso l’Europa Occidentale.

Un vento di guerra che porta in sé elementi geopoliticamente pericolosissimi, come le differenze culturali, religiose e sociali che dividono Paesi e popoli così vicini come Grecia e Turchia.

Due nazioni che da sempre hanno costituito un confine, ma che ora sono accumunate sotto la medesima alleanza militare.

Cosa fa la NATO

Creata con lo specifico motivo di arginare l’espandersi dell’alleanza stipulata dai Paesi del Patto di Varsavia, al termine del secondo conflitto mondiale, la NATO (North Atlantic Treaty Organization) ha ora assunto un significato politico differente.

Esiste ancora la contrapposizione alle politiche della Russia di Putin, ma non si evidenzia ancora uno scopo strategico ben definito. Ci si accontenta di accomunare aderenti che si impegnino a rispettare un patto di difesa da aggressioni esterne.

Questa debolezza ideologico strutturale ha determinato l’accettazione all’interno dell’alleanza di un Paese come la Turchia, la cui appartenenza all’ambito europeo è controversa sia per motivi geografici che culturali.

L’odierna crisi che intercorre tra Grecia e Turchia avrebbe dovuto scatenare una reazione immediata da parte del Consiglio della NATO e sarebbe stata occasione per recuperare alcuni valori e stabilirne di nuovi. La risposta invece non c’è stata.

La NATO si limita ad assistere al crescere del pericolo di conflitto senza avere alcuna parte nella mediazione o nelle prese di posizione che sarebbero necessarie.

Si ripropone uno scontro di civiltà?

Erdogan non ha mai negato le proprie mire espansionistiche. Non ha mai rinunciato alla propria identità politica, ideologica e religiosa. Risulta quindi piuttosto chiaro che le decisioni del leader turco marciano speditamente verso la ricerca di un’affermazione culturale impositiva, cosa che è esattamente agli antipodi di quanto si intende affermare con il tipo di impostazione permissiva e rispettosa dell’uomo che l’Europa sta cercando di darsi.

È inoltre illogica, oltre che assurda e soprattutto anacronistica, l’appartenenza alla stessa alleanza di due membri che stanno preparandosi ad un conflitto che li vedrà l’uno schierato contro l’altro.

La posizione geografica dei contendenti, e la differente cultura contribuiscono a alimentare un pericolo incombente sul periodo storico che stiamo vivendo: quello di uno scontro di civiltà. Perché le diversità sono così ampie da contrapporre non solo ideologie, ma soprattutto modo di intendere cultura e futuro. Il tutto con divisioni che implicano gli aspetti storici, filosofici e religiosi. Insomma nulla in sintonia e tutto in contrapposizione.

È curioso constatare quanto l’influenza politico-religiosa sia più potente dell’aspetto geografico. Proprio nell’attuale Turchia ebbero i natali e operarono moltissimi tra i filosofi greci antichi che hanno gettato le basi della nostra cultura. La Turchia è caduta poi sotto l’influsso arabo che ne ha condizionato tanto l’evoluzione da portarla ad essere oggi uno dei baluardi di una cultura concorrente a quella europea.

L’eventuale conflitto tra Grecia e Turchia, qualora scoppiasse, potrebbe essere realmente una polveriera che può far saltare il banco!

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